Impermeabilità

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Sabato, 26 Lug 2014
Articoli filtrati dai tag: giunto

L'ufficio tecnico Volteco fornisce un valore aggiunto inestimabile per ogni singola applicazione del giunto ad ampio movimento, adatto anche per zone sismiche, impermeabile: un progetto personalizzato in base al modello strutturale dell'edificio e la realizzazione degli elementi speciali.

Giusto a un anno dalla sua presentazione, Vol-Tec, l’ultimo nato in casa Volteco, il giunto impermeabile ad ampio movimento, resta ancora tenacemente ancorato al suo primato: è in assoluto il prodotto, o meglio la soluzione più innovativa e tecnologica oggi presente sul difficile mercato della tenuta idraulica dei giunti ad ampio movimento, anche in zona sismica.

Un anno di “rodaggio”, indispensabile per raccogliere opinioni e suggerimenti, è servito per affinare un sistema che oggi si presenta, in apparenza, come un “banale mattoncino lego”. L’idea di poter risolvere le problematiche dell’impermeabilizzazione dei giunti in area sismica attraverso un dispositivo ad ampio movimento, semplice, facile, sicuro e sempre manutentibile, è piaciuta proprio a tutti.

Vol-Tec risponde, infatti, a tutti i requisiti immaginabili: è di semplice concezione, immediata; di facile applicazione, semplificata; di sicura codificazione, collaudata; praticamente indistruttibile, a manutenzione programmabile. Non solo, i progettisti, oltre al prodotto, “ricevono” anche il servizio di progettazione del giunto, personalizzato per ogni cantiere. Essendo costituito da tre elementi modulari, ora standardizzati nella produzione e nelle dimensioni, l’ufficio tecnico Volteco fornisce l’elaborazione grafica di ogni “catena” di elementi progettati ad hoc, a totale facilitazione applicativa.

Com’è stata una felice intuizione, sempre dell’ufficio tecnico, quella di “regolarizzare” lo spazio necessario per la creazione del giunto attraverso l’utilizzo, in fase di getto, di una guida, “dima”, sostituita, a getto di c.a. avvenuto, con il profilo Vol-Tec. Dettagliatamente progettato, “l’interruzione strutturale” del calcestruzzo attuata con l’invenzione dei tecnici Volteco, Vol-Tec è ormai un vero e proprio manufatto sigillante ed impermeabile all’acqua, con caratteristiche tecniche e comportamentali assolutamente innovative e irripetibili.

Molto versatile, è adatto a tutti i tipi di applicazione, sia che si tratti di nuove costruzioni, che di contesti esistenti o ripristini strutturali: si tratta semplicemente di creare un alloggiamento di appena 5 cm nella continuità del calcestruzzo, in platea o in parete, verticale e/o orizzontale, entro cui posizionare il profilo espansivo a tenuta idraulica. Motivo per cui, si coglie anche ad intuito, Vol-Tec è un “dispositivo” facilmente ripristinabile: è sufficiente stringere con una chiave i bulloni dei passanti fra i due profili per chiudere ermeticamente, in perfetta sicurezza, le piastre di compressione, dote tutt’altro che trascurabile.

VOL-TEC®  è un profilo espansivo per la realizzazione di giunti ad ampio movimento, a tenuta idraulica ed isolamento sismico. È realizzato con elementi modulari in gomma e vetroresina, con guarnizione idroespansiva e sistema di ancoraggio ai getti di cls. 

VOL-TEC è una novità assoluta Volteco e rappresenta la soluzione ideale per progettare sottoquota con presenza di acqua di falda in zona sismica.
Una volta posato, VOL-TEC impedisce il passaggio dell'acqua e garantisce nel tempo l'assoluta tenuta della struttura, grazie alle proprietà elastiche e di resistenza.

Per maggiori informazioni, visita il sito dedicato www.vol-tec.it
 
DOVE SI IMPIEGA
Realizzazione di giunti ad ampio movimento e a tenuta impermeabile per opere strutturali sottoquota in c.a., realizzate in aree a rischio sismico ed in presenza di falde acquifere. 
 

WT 102 è un "waterstop bentonitico idroespansivo" composto da Bentonite di Sodio naturale e gomma butilica.
 
DOVE SI IMPIEGA

Sigillatura delle riprese verticali ed orizzontali dei getti in calcestruzzo.
Sigillatura di corpi passanti annegati nei getti di calcestruzzo.


BREAK è un profilo scatolare autosigillante a tenuta idraulica per controllo e sigillo dei fenomeni di ritiro. È composto da due elementi scatolari, di materiale plastico, con interposta una guarnizione idroespandente a base di Bentonite di Sodio naturale (WT 102). I tre componenti sono tra loro fissati mediante perni di collegamento trasversali.

DOVE SI IMPIEGA
Determinazione e guida dei fenomeni di contrazione delle murature in calcestruzzo, realizzate in continuo quali:
murature controterra in generale;
vasche;
depuratori;
muri di sostegno...


L’importante è predisporre un buon progetto esecutivo.

L’applicazione di Vol-Tec non presenta particolari difficoltà, anzi, col sistema in kit l’assemblaggio dei componenti è operazione elementare, di facilissima esecuzione. Altrettanto priva di difficoltà è la posa in opera del giunto in cantiere, poche e semplici operazioni da compiere. Unica condizione imprescindibile è la necessità di dettagliare accuratamente in sede progettuale la collocazione del giunto. Ovvero, sia che si proceda all’installazione di Vol-Tec prima che dopo i getti in cls, è necessario prevedere esattamente quote e misure delle porzioni di platea o di struttura in elevazione in cui verranno ricavate le sedi del giunto.

INSTALLAZIONE PRE-GETTO


1. Si predispone il cassero per il getto della prima porzione di platea. Dove è previsto il giunto si appoggia al cassero un elemento in polistirolo dello spessore di mm 50 e di altezza inferiore di mm 200 alla quota di getto.
2. Si appoggia il profilo Vol-Tec, con inseriti gli appositi pioli di ancoraggio, sopra lo spessore di polistirolo, in modo che il profilo si trovi alla stessa quota prevista per il getto.
3. Si getta il c.a. della prima porzione di platea.
4. Si toglie il cassero di contenimento e si getta l’adiacente porzione di platea. Trascorsi almeno 7 gg, si aumenta la pressione della gomma regolando i bulloni di trazione.

 

INSTALLAZIONE POST-GETTO

1. Si realizza il getto completo della prima porzione di platea.
2. Dove è previsto il giunto, si realizza il vano con uno spessore in polistirolo dello spessore di mm 50 sormontato da una tavola delle stesso spessore (55 mm nel caso si aggiunga il cordone idroespansivo), che superi la quota di getto di almeno mm 100.
3. Poi si getta la seconda porzione di platea. Una volta maturato il cls, almeno 24 ore, si può  rimuovere la tavola in modo da ottenere la sede perfetta per l’inserimento del giunto espansivo Vol-Tec.
4. Nell’alloggiamento così creato, va inserito il giunto Vol-Tec, provvedendo alla regolazione della tensione del corpo in gomma stringendo i bulloni del profilo superiore con un normale avvitatore.

 

Consentire movimenti asincroni delle strutture e sigillare l'acqua. Registrabile manualmente, il giunto Vol-Tec può essere ispezionato e regolato, in tempi successivi, quando serve.

Vol-Tec altro non è che un “geniale” corpo in gomma, ad alta resistenza meccanica, incluso tra due profili in resina, stabile al contatto con l’acqua: un giunto per progettare sottoquota in zona sismica. Agendo da cuscinetto sulla superficie in cls, ha il vantaggio di consentire il movimento asincrono ed indipendente delle due parti in giunzione, garantendo una pressione costante anche in condizioni di elevato battente idraulico.

Vol-Tec è, infatti, un manufatto “programmato” per sigillare il giunto bloccando la risalita dell’acqua dalle fondazioni, grazie alla peculiari proprietà elastiche e caratteristiche di resistenza.

Essendo dotato di una struttura in gomma regolabile manualmente, consente facili manutenzioni anche in tempi successivi alla posa e con il passare del tempo: è sufficiente intervenire registrando semplicemente le viti dei pressori sulle superfici della platea. Di agevole ispezionabilità, è possibile controllarne in qualunque momento lo stato di efficenza e l’eventuale stress lavorativo in modo da apporre velocemente le azioni di manutenzione.

Trattandosi di una struttura che può essere soggetta a modificazioni e sollecitazioni anche importanti, Vol-Tec è progettato per essere sostituito, in parte o totalmente, con semplici operazioni di “svitamento” e successiva sostituzione del profilo.

L’installazione è rapida e sicura, di estrema semplificazione, tanto da essere montato in kit, completo degli elementi d’impiego, con istruzioni stampigliate sulla confezione.

Garvo e Plastivo 180 sono stati scelti, dopo vari test, per sigillare le perdite d'acqua (davvero imponenti) di un canale di trasporto d'acqua in Sardegna.

Uno degli sprechi maggiori di una risorsa che sta diventando sempre più preziosa, l'acqua, è determinato proprio dal suo trasporto: gli enti preposti alla gestione della rete idraulica, sia essa a scopo irriguo o potabile, indicano percentuali a due cifre, talvolta si arriva anche a superare il 50%, nella quantità di acqua sciupata dall'inefficienza della rete di distribuzione.

I lavori di manutenzione del canale artificiale che dal Pimpisu trasporta l'acqua alla diga del Cixerri, alimentando i distretti irrigui della parte sud-occidentale del Campidano di Cagliari, sono stati decisi proprio per eliminare le grosse perdite d'acqua riscontrate particolarmente nel tratto di attraversamento dei comuni di Samassi, Serramanna e Villacidro. Un percorso di quasi 10 Km in cui sono stati rifatti completamente i giunti strutturali, trasversali e longitudinalì, causa della vistosa fuoriuscita dellacqua.

Al fine di adottare la tecnologia impermeabilizzante più idonea e, soprattutto verificare la tenuta nel tempo degli interventi di manutenzione, sono state eseguite delle prove sperimentali che dovevano compreovare la tgenuta idraulica nelle condiizioni reali di esercizion dell'invaso artificiale. Il canale, rtealizzato in cemento armato, ha una sezione trapezoidale con lato di base compreso tra 3.60 e 2.30 m e pareti inclinate a 45°. Tre anni fa, nel tratto oggetto di provam si era provveduto a rifare i giunti strutturali utilizzando il sistema Volteco, in particolarte sigillando ermeticamente le falle d'acqua attraverso un raccordo impermeabile costituito dalla banda coprigiuntivo Garvo, fissata alle pareti con Plastivo 180.

Verificata per ben due anni la perfetta tenuta idraulica dei giunti, nello stesso tratto l'anno scorso è stata eseguita una seconda prova, attraverso la realizzazione di due ture sperimentali, impermeabilizzate in parete con Plastivo 180, a distanza di 38,65 m l'una dall'altra, a perfetta tenuta stagna a monte e a valle. Reimmessa l'acqua, si è potuto verificare che illivello si era abbassato di 8 cm, nelle prime 24 ore, e di 15 cm complessivi nell'arco delle 48 ore, pari aIl'8,5% del volume invasato, per poi stabilizzarsi successivamente in 1 cm ogni 24 ore, nonostante le superfici del canale non fossero state completamente rivestite dall'impermeabil izzazione.

I risultati hanno dimostrato, cioè, che dopo una prima fase di imbibimento della superficie in cemento armato del canale, la perdita d'acqua era stata praticamente eliminata, tenendo conto che una parte del volume d'acqua va perso per effetto dell'evaporazione.

Alla luce di queste verifiche, si è dato poi corso ai lavori complessivi di manutenzione, consistiti in un accurato risanamento delle parti ammalo-rate del rivestimento del canale, nell'appiattimento dei residui bituminosi dei giunti preesistenti e nell'apposizione della banda coprigiunto Garvo, fissata ai bordi con una doppia mano di Plastivo 180, in modo da sopperire in modo ottimale anctle alla dilatazione e contrazione del cis.

Il canale è ora in grado di trasportare efficientemente un milione di mc d'acqua, destinati, oltre all'irrigazione di uno dei più fertili distretti agricoli dell'isola, anche a sopperire alla grave carenza di acqua potabile, dato l'aggravarsi dell'emergenza idrica.

Il corso d'acqua, infatti, sarà utilizzato anche per convogliare le acque recuperate dal dismesso bacino minerario del Sulcis, che andranno ad alimentare l'importante bacino idrico del Cixerri.

Introdotti per la prima volta in Italia da Volteco, i giunti idroespansivi si caratterizzano per il loro comportamento nei confronti dell’acqua, al cui contatto si idratano sino a completa saturazione, aumentando considerevolmente il volume iniziale, da due a 6 volte, a seconda del materiale utilizzato per la loro formulazione. Questo fenomeno di espansione esercita una notevole pressione sulle superfici di contatto, assicurando la perfetta tenuta idraulica dei giunti strutturali sottoposti a carico idrostatico.

L’individuazione, l’approntamento e la disponibilità di prodotti specifici, commisurati alle varie tipologie dei giunti strutturali, alla casistica ed alla tipicità di ciascuna situazione costruttiva, trasformano i componenti per giunti Volteco in un sistema integrato, di pratica e veloce applicazione, in grado di garantire la soluzione più appropriata, in qualsiasi contesto, per una perfetta sigillatura al passaggio dell’acqua.

Tipica situazione di fondazioni su platea frazionata da una serie di giunti di lavoro, in diverse zone, per motivi geotecnici e strutturali. Il bordo perimetrale della platea verrà a contatto con quelli delle altre solette adiacenti: pur se reciprocamente indipendenti, queste zone dovranno risultare a tenuta idraulica. Su questa “zattera” insistono le murature perimetrali esterne in c.a., interrate, che, montate su ribassi della soletta, creano una sorta di scannafosso sul perimetro dell’edificio. Internamente alle murature poggia il portale di accesso ai locali dell’interrato raggiungibili dalla rampa inclinata accostata esternamente alla muratura perimetrale, ad essa parallela ma strutturalmente scollegata ed idraulicamente sigillata.

In tanti modi, oggi, si prova ad impedire che l’acqua penetri attraverso i punti critici dei getti in cemento armato, ma con scarso successo. Invece i sistemi idroespansivi...

Ricordando che l’acqua “non si stanca mai”, il problema da risolvere per i getti sottoquota è quello di riuscire a prevedere in concomitanza dei punti critici, i giunti appunto, una efficiente barriera alla sua penetrazione. Il mercato, più che un’attenta progettazione, ha tamponato in qualche modo il problema con varie proposte, spesso del tutto inefficaci, come dimostrano le ricorrenti infiltrazioni determinate dai fenomeni di trasmigrazione che l’acqua in pressione è in grado di innescare.

Rientrano in questa casistica l’impiego dei vari collanti o primer applicati prima della ripresa di getto, l’inserimento di lamine ondulate, di elementi in Pvc, di waterstop in neoprene, annegati nel getto in c.a., come quelli esterni, sempre in PVC, di complicata applicazione e dai limiti oggettivi insiti in un sistema impermeabilizzante passivo e statico. Due parole in più merita la consuetudine, ancor oggi largamente diffusa, del ricorso ai giunti in neoprene, ma non per questo sufficientemente efficace e soprattutto adeguata ad una sicura impermeabilizzazione, proprio a causa dell’elemento di criticità legato alla loro applicazione. L’indispensabile sistema di ancoraggio dei giunti in neoprene, infatti, necessita di un’apertura dell’ordine dei 3-5 cm., assolutamente ingiustificata per neutralizzare le sollecitazioni di una struttura sottoquota, creando una superficie inutilmente esposta all’infaticabile azione dell’acqua, la cui spinta, prima o dopo, si ripercuote sul punto debole, quello appunto in prossimità del giunto.

Risultato di un’accurata e puntuale progettazione sono considerati, invece, i giunti idroespansivi, basati su una tecnologia del tutto innovativa, sia per quanto riguarda il comportamento dei materiali impiegati che la loro applicazione, in grado di assicurare una protezione strutturalmente integrata e garantita nel tempo alle infiltrazioni d’acqua, autosigillante e riparabile anche nelle condizioni di impiego più critiche e sfavorevoli.

Sistemi impermeabilizzanti attivi e giunti di tenuta deformabili e/o idroespandenti aiutano a conferire, anche in situazioni distorte o di criccatura, la necessaria tenuta idraulica. Per non essere bypassato dall’acqua, il sistema dei giunti deve essere assolutamente continuo. Giacendo generalmente nella mezzeria dello spessore delle varie strutture, il giunto waterstop presente tra la soletta di fondazione e le murature verticali dovrà essere prolungato sino all’esterno per realizzare il contatto (continuità) con il profilo idroespandente di tenuta tra rampa ed edificio. Esso formerà una “U” all’esterno dell’edificio e si spingerà sino ad una quota di sicurezza per non essere scavalcato dall’acqua, generalmente sino a quota piano campagna.

 

Oggi la tecnologia consente di stabilire esattamente dove è opportuno pilotare i giunti: diversamente la struttura in cemento se li crea da sola, a caso.

Oltre ai giunti di ripresa o di costruzione ed a quelli cosiddetti di lavoro, non va trascurata una terza tipologia di rilevanza determinante, quella che si riferisce ai giunti accidentali o di frazionamento. Data l’aleatorietà delle classificazioni e la mancanza di univocità nella terminologia, spesso causa di equivoci, soprattutto quando si affrontano le problematiche delle strutture sottoquota, vale la pena puntualizzare sinteticamente le varie definizioni. Le caratteristiche della prima categoria, i giunti di ripresa, dovuti alla sospensione del getto di cls, più o meno di breve durata, o di costruzione, legati alla presenza di cls non omogenei, sono identificabili nell’assenza di scollegamento strutturale assicurata dalla continuità del ferro d’armatura, ma da una prevedibile presenza di vespai e di una finitura delle superfici spesso grossolana.

Ai giunti di lavoro, invece, legati a sollecitazioni statiche o dinamiche per lo più innescate da situazioni di cedimento differenziato, ai fenomeni di dilatazione dei materiali e di ritiro del cemento, rappresentando normalmente l’elemento di interruzione totale della struttura, è demandato l’onere di fungere da soluzione di continuità strutturale. Ciò impone, per altro, la necessità di assicurare una continuità tridimensionale nella gestione delle sollecitazioni, attraverso la creazione di giunti concorrenti sia in verticale che in orizzontale, indispensabile, se pur per altre, intuitive, motivazioni, anche nel caso dei giunti di costruzione. Diversamente, in assenza di giunti, la pratica quotidiana dimostra che la struttura se li crea, generando i cosiddetti giunti accidentali.

Nelle opere in cemento armato, infatti, più il calcestruzzo è buono e più fessura, normalmente ad intervalli abbastanza regolari, soprattutto nelle opere che superano i 10-15 metri di lunghezza, oppure in prossimità di situazioni particolari come il cambio di sezione o di carico, angoli o presenza di finestre. Nei getti di calcestruzzo facciavista già da tempo vengono utilizzati degli inserti in legno o plastica per invitare il calcestruzzo a fessurare in punti prestabiliti. Lo stesso si ottiene nei pavimenti industriali col taglio superficiale di qualche centimetro.

Per evitare lesioni accidentali della struttura, si tratta perciò di mutuare una prassi già applicata, predisponendo un giunto di frazionamento, una specie di “fusibile strutturale”, rifacendosi alla terminologia elettrica, in modo da creare un punto più debole su cui indirizzare i cedimenti strutturali. Non va dimenticato, infine, che nelle opere sottoquota, qualunque sia il tipo di giunto presente, l’elemento fondamentale da tenere sempre nella massima considerazione è rappresentato dall’acqua, difficilmente controllabile in assenza di una idonea e sicura sigillatura delle discontinuità strutturali.

Tipiche situazioni, frequenti nelle costruzioni interrate ed in presenza di falda: la coesistenza di fondazioni a platea, murature in c.a. perimetrali, pilastri e rampe di accesso agli interrati, realizzati in momenti diversi, interrompendo le fasi di getto e creando così delle discontinuità nelle strutture. La zona di accostamento tra rampa e platea diventa il fulcro delle rotazioni relative, o comunque la sede dei diversi assestamenti reciproci, esercitando una forte pressione tra gli elementi strutturali. Ognuno di questi deve essere presidiato da idoneo giunto a tenuta idraulica, in grado di fungere da guarnizione tra gli elementi strutturali: giunto bentonitico chiodato con retina nelle riprese di getto, per la presenza di armatura passante; giunto idroespandente in gomma naturale di caucciù nei giunti di lavoro.

 

Appena 50 cm di acqua esercitano una pressione sulle strutture pari a 500 Kg/mq, una spinta che grava tra le riprese di getto e nei raccordi tra materiali diversi. Come impedire l'infiltrazione dell’acqua ed il danneggiamento delle strutture.

Letteralmente il termine giunto sta a significare l’elemento di collegamento di una discontinuità tra due componenti di una costruzione. Nella normale pratica edilizia si usa differenziare i giunti in relazione ai materiali che costituiscono gli elementi della costruzione (giunti di costruzione o riprese di getto) e agli sforzi a cui questi sono sottoposti (giunti di lavoro). Già questa breve introduzione richiama due concetti fondamentali: il primo, la necessità di rendere monolitici, e nel contempo sinergici, due corpi, spesso costituiti da materiali diversi, il classico esempio della platea di fondazione in calcestruzzo da raccordare con la parete verticale in c.a.. Il secondo, l’esigenza di prevedere il comportamento di una struttura soggetta a movimenti diversi, di traslazione, rotazione e dilatazione, in rapporto alle differenti sollecitazioni a cui è sottoposta. Risulta intuitiva la conseguenza di quanto il comportamento di una struttura sottoquota sia profondamente diverso da quello della porzione di fabbricato fuori quota.

Nel caso di strutture in elevazione, cioè fuori quota, si ragiona in termini di giunti “aperti” e di unità di misura dell’ordine dei centimetri, essendo predominanti i movimenti derivanti dall’esposizione atmosferica e dalla conseguente deformazione termica dei diversi materiali. A sollecitazioni minime corrispondono grandi movimenti strutturali, compensati da giunti aperti, in quanto il contatto con l’acqua meteorica è limitato alla necessità di evitare fenomeni di ristagno e gelività attraverso uno sgrondo rapido. I giunti sottoquota, invece, per altro non ancora disciplinati da alcuna normativa specifica, limitandosi quella antisismica a regolamentare solo ed esclusivamente quelli fuori quota, soggiacciono a regole esattamente opposte: l’unità di misura non può che essere dell’ordine dei millimetri e la loro conformazione categoricamente chiusa, dovendo prioritariamente assolvere ad una funzione di “tappo” nei confronti dell’acqua in pressione. La presenza di appena 50 cm. d’acqua è in grado di esercitare una pressione pari a 500 Kg/mq.: circa il doppio del peso generato da un solaio fuori terra. La spinta idrostatica, responsabile dei movimenti flettenti, cioè di rotazione, della struttura interrata, va perciò prevista in fase di progettazione sia in rapporto all’idonea resistenza strutturale, che alla massima impermeabilizzazione alle infiltrazioni d’acqua, attraverso giunti chiusi con vincoli di libertà aderenti alla reale natura della fenomenologia sotterranea.

 

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Pubblicato in Monografie | Giugno 2010